Moto2: Tomizawa muore a Misano

Per le seconda volta in sette giorni il motomondiale è costretto a fare i conti con una tragedia; dopo la morte del tredicenne Peter Lenz (durante una gara di contorno ad Indianapolis), ieri sul circuito di Misano, durante il Gran Premio delle Moto2, se ne è andato Shoya Tomizawa.
Il giapponese, 19enne in forza al team Suter, aveva debuttato quest’anno nel motomondiale, vincendo subito la gara di apertura in Qatar; giovane promesse della categoria cadetta, ha finito la sua corsa cadendo al curvone di Misano, tratto velocissimo, nel quale le moto sfiorano i 250 km/h.
Tomizawa è caduto al dodicesimo giro della gara, venendo travolto in maniera del tutto fortuita dalle moto di AlexDeAngelis e di Scott Redding, che lo seguivano da vicinissimo.
Questo tipo di incidente, dalla dinamica imprevedibile e dalle conseguenze purtroppo strazianti, rimane uno dei pochissimi casi in cui la sicurezza passiva (casco, tuta, vie di fuga, air fence) nulla possono, se non lasciare che il fato decida per loro.
Questa volta purtroppo, come successo una settimana fa al piccolo Peter Lenz e come accadde due anni fa a Craig Jones a Brands Hatch durante la gara del mondiale Supersport, il pilota investito non ce l’ha fatta, lasciando nel dolore, oltre che i propri familiari, anche gli addetti ai lavori di tutto il motomondiale.
Al di la delle polemiche riguardo alla mancata interruzione della gara delle Moto2 (i medici che hanno soccorso il pilota non ne hanno avuto bisogno in quanto subito intervenuti), rimane il dubbio se forse non sarebbe stato opportuno non correre la gara delle Motogp.
Dalle sue dichiarazioni, Jorge Lorenzo ha affermato che ha saputo della morte di Tomizawa poco prima della partenza (ore 14), mentre il comunicato ufficiale del decesso è stato diramato alle 14.19.
Certo, nulla sarebbe cambiato, lo spettacolo deve andare avanti, ma se fosse vero che, per non fermare lo spettacolo, si è deciso di posticipare l’annuncio del tragico evento, allora credo si sia persa un’occasione per dimostrare un pò di umanità.
Ora non serve a nulla recriminare su quello che si sarebbe potuto fare per uscirne il meglio possibile agli occhi dei telespettatori; la Motogp è e rimarrà una fabbrica di interessi (di spettacolo ormai nemmeno l’ombra) e pretendere colpi di vero sentimentalismo forse è troppo.
Come hanno detto tutti, Tomizawa è morto mentre faceva la cosa che amava, andare in moto; forse hanno ragione loro, meglio andare avanti, fermarsi un attimo non servirebbe a cambiare le cose.
E’ uno sport pericoloso e questi avvenimenti devono essere accettati per quello che sono, incidenti di percorso, dolorosissimi, ma impossibili da cancellare.
Per quanto mi riguarda, MotorAnto questa volta non farà alcun articolo riguardante la gara di Misano; questo blog è nato per divertimento e ieri il divertimento ha lasciato spazio a qualcos’altro.