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Intervista: Leo Turrini risponde a MotorAnto

1- Ciao Leo, come tutti ben sappiamo, mastichi Ferrari (e non solo) da una trentina d’anni ormai e ne hai viste tante di cose strane. Se ti chiedessi quale ti è rimasta più impressa, cosa mi risponderesti?
Dipende da cosa intendi per cose ‘strane’. Se ti riferisci allo stupore, la rissa in partenza tra Mansell e Prost in Portogallo nel 1990, quando entrambi guidavano la Rossa, le batte tutte. Se ti riferisci alla emozione, Suzuka 2000, con il primo trionfo di Schumi, le batte tutte. Se ti riferisci al dolore, la morte di Gilles nel 1982 non ha paragoni…

2- Sul tuo blog, ormai diventato un must per i veri appassionati, interagisci spesso e volentieri con noi utenti; come vivi questo cambiamento nei rapporti tra giornalista e lettore? La cosa sembra stimolarti e divertirti!
Io vengo da lontano, nel senso che scrivo sui giornali da quando ero ragazzo (1975!) e oggi ho quasi 50 anni. La tecnologia digitale mi sta regalando un modo nuovo di intendere il mestiere e uno strumento come il blog è fantastico. Anche xkè mi pare di avere ‘seguaci’ che condividono non tanto le mie opinioni (questo non è importante), quanto il mio spirito.

3- Argomento scottante; negli ultimi due anni in Ferrari ne sono successe di tutti i colori.Nel 2008 Kimi parte a razzo poi sparisce, il muretto Ferrari pasticcia, Massa perde il mondiale al fotofinish, poi nel 2009 la monoposto nasce male, l’incidente di Felipe, l’unica vittoria per mano dello scaricato Kimi ed infine a chiudere tutto ciò l’arrivo di Fernando Alonso (e la partenza di Schumi). Cosa non ha funzionato in questo ultimo bienno? Basterà lo spagnolo per mettere ordine in squadra?
Distinguiamo. Nel 2008 la Ferrari ha vinto il mondiale costruttori e ha perso quello piloti cento metri dopo il traguardo dell’ultimo Gp (senza contare la truffa di Singapore). Il disastro vero è stato il 2009. La squadra, post Todt e post Brawn, ha subito molte modifiche. Sospendo il giudizio, aspettando i verdetti del 2010.

4- Raikkonen si è dato ai rally, uno sport più selvaggio e più istintivo  rispetto alla F1, sicuramente a livello umano più vicino al personaggio Iceman. Cosa ne pensi di questa sua scelta?
Secondo me Kimi è passato ai rally soltanto perché in F1, ritenendosi giustamente un top driver, non poteva accettare una collocazione incerta o minore. La Ferrari lo ha tagliato (sbagliando, dico io). La McLaren, per ragioni anche di marketing, ha preferito puntare su Button. Così lui si rifugia in un settore che ama d’istinto. Ma credo che nel 2011 tornerà. In F1…

5- Capitolo Schumi. Tacciato di essere un traditore, è tornato alla corte del mitico mangiabanane Ross Brawn vestendo grigio Mercedes. In Ferrari non l’hanno mandata giù, ma tutto questo non è la logica conseguenza del nuovo assetto della squadra di Maranello?
Su Schumi c’è un equivoco. Lui, una volta deciso di tornare a fare il pilota, sperava di trovare posto in Ferrari. Ma in Ferrari il posto non c’era. La sua voglia di rientrare invece sì. Che fare? E’ andato sul sicuro, con un ex di Maranello sempre presente nei suoi trionfi di piloti. Poteva evitarlo? Certo, se avesse prevalso il sentimento nei confronti di una azienda che gli ha dato tutto. Hanno prevalso altre esigenze. Tutto qua.

6- Ora si parla soprattutto di Alonso, ma non dimentichiamoci che Felipe Massa ha dimostrato di essere cresciuto come pilota fino al punto di giocarsi il mondiale nel 2008.Quante possibilità gli dai nella lotta per il titolo, alla luce dell’arrivo di Alonso carico di talento, soldi e sponsor?
Massa non ha paura di niente. Non ha sfigurato contro l’ultimo Schumi. Non si è fatto umiliare da Kimi. Penso che tutto dipenda, macchina a parte, dalla sua salute. Se è quello di prima, x Alonso saranno augelli senza zucchero (traduci: cazzi amari).

7- Conosci molto bene molti protagonisti dei piani alti di Maranello; spesso ci racconti qualcosa di loro, sempre in maniera divertente.Montezemolo, Domenicali, Piero Ferrari, Luca Colajanni; ci reglai due righe per ognuno?
Montezemolo lo conosco dal 1992, siamo amici, non lo considero un gigante, è una persona normale attorniata, non solo in F1, da tanti pigmei. Domenicali è un mio amico, l’ho visto arrivare in Ferrari e crescere, deve solo dimostrare di valere il posto che occupa. Piero Ferrari è uno zio ad honorem, abbiamo un rapporto familiare e non sono obiettivo sul suo conto. Colajanni fa un mestiere tremendo e secondo me non lo fa male, anche se ha un deficit di buon umore.

8- Secondo te, la carenza di spettacolo in Formula 1 è causata dalla prorompente avanzata delle strategie di gara, dalla progettazione delle monoposto oppure dall’atteggiamento più conservativo dei piloti rispetto a quelli di 20 anni fa?
La F1 è stata distrutta da progettisti geniali che hanno estremizzato i concetti della tecnologia applicati allo sport ed è stata seppellita da affaristi che se ne sono sempre fregati degli interessi del pubblico. Manca lo spettacolo quasi sempre e la colpa quasi mai è dei piloti.

9- Cosa senti di dire ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera di giornalista sportivo, sperando di emulare gesta di un grande come te?
Zero consigli. Solo un avviso: il giornalismo, nel presente, ha centuplicato le chances di ingresso (grazie ad Internet, per dire), ma ha ristretto gli sbocchi, nel senso che ormai è regola ciucciarsi anni e anni di precariato. Io a 23 anni ero assunto a tempo indeterminato, a 25 anni professionista. Non per mio merito: funzionava così, i valori erano rispettati. Dunque, chi ci vuole provare si faccia avanti, sapendo da cosa è atteso.

10- Infine, quando ce la racconterai la storia di quella volta di Kimi a Dubai?
Allora, quella volta a Dubai di notte Kimi disse che…

Leo Turrini potete seguirlo quotidianamente sul blog Profondo Rosso.

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29

Alex Zanardi, l’impossibile continua..


Ormai con la sua tenacia ha trasformato in ovvio ciò che scontato non è; se “Zanna” non si mette in gioco allora non c’è gusto.
Grazie ad un’iniziativa della rivista Riders e del suo direttore Roberto Ungaro, con la collaborazione diBMW Italia, Alex Zanardi è stato invitato ad una sessione di test a Monza a bordo di una..moto!
Si, avete capito bene, una moto.
Alex ci ha abituati a tutto dal giorno del suo terribile incidente che gli amputò entrambi gli arti inferiori; da quel 16 settembre 2001 Zanna è tornato prima a camminare, poi a guidare auto, monoposto, poi a sciare e a fare altre mille cose.
Ma la moto ancora gli mancava.
Senza alcun timore e aiutato da un paio di staffe aggiunte per fissare le protesi al telaio della BMW HP2, Alex si è lanciato a tutto gas compiendo una decina di giri sullo storico circuito brianzolo divertendosi tantissimo e confidando che vorrebbe riprovare al più presto.

SENSAZIONI RITROVATE.
“Il fatto di conoscere i riferimenti del tracciato, ma con le quattro ruote, mi ha un po’ penalizzato. All’inizio staccavo tropppo tardi. Alla Ascari, a un certo punto, sono arrivato proprio lungo, non sarei riuscito a fermarmi bene e allora ho buttato dentro la moto un po’ alla Valentino Rossi. C’è stata…”.
Avrebbe voluto continuare a girare, ma ad un certo punto gli amici si sono dovuti buttare in mezzo al rettilineo per fermarlo, minacciando (mentendo) che sarebbe rimasto senza benzina.
“Un mese fa, durante un test a Monza con la vettura turismo in vista di Macao, avevo percorso il giro finale al rallentatore guardandomi intorno: poteva anche essere l’ultimo che facevo a Monza. Invece, guarda qua. Sono fortunato, mi offrono queste occasioni in cui mi diverto un sacco. Dopo un po’ ho sentito che le gomme andavano in temperatura, ho capito come inserire la moto in curva, l’ho sentita muoversi per il grip anche se non potevo spostare il mio corpo più di tanto. Non andavo in moto da più di otto anni, da prima dell’incidente. Ho riprovato il gusto di farlo, la libidine di tirare in rettilineo: ho ‘visto’ i 260 sul dritto e non è roba da tutti i giorni. Sono andato più forte di quanto non potessi fare con la vettura turismo con cui ho corso nel Mondiale. Meglio di così…”
Che dire, quando qualcosa sembra impossibile, arriva Alex Zanardi.

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Intervista: Roberto Ungaro risponde a MotorAnto

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Roberto Ungaro è direttore di Rders, “maschile generalista” come ama definirlo lui stesso, in edicola ogni mese.
Motociclista d’esperienza ha sempre unito la grande passione per le due ruote con la sua filosofia di vita un pò “pane e salame“, che durante gli anni passati riusciva a far trasparire benissimo durante le sue splendide telecronache della motogp (coadiuvate da Lucchinelli) sul canale satellitare Eurosport.

1- Quali sono i pro e i contro nel dirigere una rivista così importante e particolare come Riders?
Non è una rivista di moto, non è un maschile generalista, è un maschile che parla di moto. Trovare il punto di equilibrio, cioè l’appeal che lo renda interessante a chi di moto sa tutto come a chi ne è solo infatuato è un’impresa molto difficile. Ma al tempo stesso stimolante. Una cosa è certa: è divertentissimo pensarla e realizzarla.

2- La questione che coinvolge tutti gli appassionati: meglio  Motogp o Superbike?
MotoGP e SBK hanno pro e contro ciascuna. La prima è lo stato dell’arte delle due ruote, e come tale è bello pensare che non c’è niente di meglio. Peccato quella ubriacatura di elettronica.
La SBK è più umana, più livellata, l’uomo conta di più rispetto alla macchina. Ha un solo, grande difetto: il numero di telecamere, l’assenza dell’on-board e dell’inquadratura dell’elicottero non rendono giustizia a uno spettacolo altrimenti esaltante.

3- Capitolo piloti; c’è chi dice che Casey Stoner sia un fenomeno ma incompreso, c’è chi dice che Valentino Rossi abbia vinto tutto quello che ha vinto soprattutto grazie al team di Jeremy Burgess, secondo Lei in tutto ciò cosa c’è di vero? Sappiamo che questo è argomento di “scontro” tra i tifosi Ducatisti e i Valentiniani.
Due piloti, due mondi diversi. Stoner, quando è in palla, è l’uomo-giro, quello capace di fare un giro in apnea impossibile a tutti (forse anche a Rossi, a volte). Valentino lo vorresti vedere da quando si alza al mattino della gara a quando andrà a dormire la sera (dopo aver festeggiato). Lui è Valentino. Punto. Più che un pilota, una rockstar. Uno di quelli che, a mio figlio, racconterò: io c’ero… In ogni caso è testa, pulizia di guida, concentrazione, e… jolly giusto nel cilindro al momento giusto. Come lui, nessuno mai.
Vincere vincono tutti, o quasi, campione è chi riesce ad ottenere il meglio di ogni aspetto. Vale ci riesce, sempre.

4- In Motogp (come in Formula 1) l’importanza del mezzo per raggiungere ottimi risultati è fondamentale; lo spettacolo inteso come sorpassi, sfide a ruote fumanti e moto di traverso è sempre più carente, secondo Lei a cosa è dovutoi?
All’elettronica. E’ un fattore che aiuta in termini di sicurezza e di facilità di guida. Per la motogp non basterebbe mai, per la formula 1 ho qualche dubbio.

5- Lei pensa che Valentino Rossi se la sia presa per la conferma di Lorenzo in Yamaha per il 2010? Crede che possa dare adito ad un suo trasferimento in Ducati nel 2011? Quanto c’è di vero nelle voci che lo danno in Formula 1 o nel mondiale Rally alla scadenza del suo contratto?
Sì, un po’ gli brucia della conferma di Lorenzo. Lui stesso dice: le squadre vincenti hanno un pilota vincente. Se rimarrà nelle moto lo farà perché troverà nuovi stimoli. L’unico potrebbe essere quello di correre con una moto italiana. E, da mezzo notoriamente ostico, renderlo adatto a lui ma soprattutto facile per tutti (come ha fatto con Yamaha).

6- Essendo direttore di Riders la passione per i motori non le mancherà di certo; ma oltre a scriverne, come coltiva questa passione?
Vado in moto. Non scenderei mai. E, quando posso, impenno e derapo. Il brivido, ma non il rischio.

7- Torniamo al suo lavoro. Con l’avvento di internet le notizie sono spesso reperibili in tempo reale, sono quindi più “veloci” di quelle inserite in un giornale; quali sono i punti forti che una rivista specializzata come la Sua mette in campo per “combattere” questa concorrenza?
Internet è geniale e democratico. Ma manca un filtro di accesso: di questo, non bisogna mai dimenticarsi.
La carta, comunque, si deve adeguare, offrendo più analisi, approfondimenti, sogni.

8- Ultima domanda. Cosa si sente di dire ad un giovane ragazzo di oggi che vuole intraprendere il mestiere di giornalista sportivo?
Bisogna sentire fame. E bisogna capire che tipo di fame si ha. Capito quello, il desiderio di sfamarti ti porterà a diventare ricco, cioè a fare quello che ti piace. Unico suggerimento, girovagare nello spazio dove un’ipotetica opportunità potrebbe palesarsi.

Grazie a Roberto Ungaro per la disponibilità.
Ricordo a tutti i lettori che Riders potete trovarlo ogni mese in edicola.

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04

Intervista: Giorgio Terruzzi risponde a MotorAnto


terruzzi
MotorAnto ha deciso di fare un passo avanti; per migliorare e rendere più interessanti i contenuti del blog, ha contattato diversi giornalisti sportivi di fama nazionale ai quali ha sottoposto dieci domande.
Gli argomenti spaziano dal loro lavoro, alle passioni, allo sport; il primo ospite di questa rubrica è Giorgio
Terruzzi.
Celebre vice-direttore di Sportmediaset, Terruzzi è noto per i suoi taglienti e ironici servizi all’interno del magazine settimanale Gran Prix, che potete trovare pubblicati sul blog di
Sportmediaset.
Oltre all’ambito sportivo Terruzzi ha curato diverse sceneggiature, tra le quali quella del film
Asini (con protagonista Claudio Bisio) o per il teatro come per esempio “I bambini sono di sinistra” sempre con Bisio ed infine ha pubblicato diversi libri tra i quali citiamo “Il mio dio è ateo” e “Curva cieca“.

1- Quali sono i pro e i contro nel collaborare per una redazione così importante come SportMediaset?
I pro: moltissimi. Il fatto di lavorare sul quotidiano permette di tenere alti ritmi e attenzione, il fatto di dover scrivere pezzi per destinazioni e platee diverse stimola (un TG5, ad esempio, è diverso da un notiziario sportivo o da un magazine come Grand Prix), il fatto di avere un pubblico vastissimo determina (dovrebbe determinare) un senso di responsabilità ed un rigore notevoli. I contro riguardano la tipologia dell’informazione televisiva sempre più tendente alla superficialità. I tempi sono molto ristretti e talvolta la possibilità di approfondire (visto che il motorismo è molto diverso dal calcio, per fortuna) viene sacrificata. Aggiungo una cosa: qui siamo molto liberi. Non ci sono restrizioni ideologiche e questo è un bene decisivo.

2- Essendo un uomo Lei avrà di sicuro delle preferenze in ambito sportivo: in Formula 1 quali sono i personaggi e le Scuderie che la attraggono di più? Perchè?
Per me contano le persone. Se in Formula 1 (ovunque, direi) esistessero 100 Stefano Domenicali la Formula 1 sarebbe molto diversa, in meglio. Ho simpatia per Robert Kubica e per il suo carattere, mi piace Alonso per la sua cocciutaggine e per il fatto che ha palle, stimo umanamente Jarno Trulli e la sua famiglia. Poi Mattia Binotto, una persona speciale, responsabile dei motori Ferrari in pista.

3- Se Lei dovesse dare un peso percentuale alle responsabilità della debàcle della Ferrari quest’anno, soprattutto nella prima parte di stagione, come lo distribuirebbe?
Confusione regolamentare (kers e deviatori Brawn) 50%, obbligo di dover vincere sempre 30%, capacità analitica dei piloti 20%.

4- Capitolo piloti; c’è chi dice che Kimi Raikkonen sia un fenomeno ma incompreso, c’è chi dice che Felipe Massa sia un buon pilota ma troppo coccolato in Ferrari, secondo Lei in tutto ciò cosa c’è di vero? Sappiamo che questo è argomento di “scontro” sul blog di Sportmediaset, soprattutto con i tifosi di Raikkonen che la accusano di essere poco “carino” con lui.
Non ho niente contro Raikkonen ma è una falsità storica pensare che Massa abbia mai avuto trattamenti di favore. Ora, o si accetta questo presupposto e quindi il rendimento di Raikkonen parla da solo, oppure non ci troveremo mai d’accordo. Il fatto è che Kimi non ha alcuna educazione professionale e questo è un problema che la Ferrari ha patito moltissimo. Le critiche arrivano da questo, visto che stiamo parlando di un pilota di straordinario talento. Ma i campioni veri sono un’altra cosa: coltivano e disciplinano il talento. Cosa che Raikkonen non sa fare, pigro com’è, distratto com’è, disordinato com’è. Mi dispiace: ho cambiato idea su di lui vedendo ciò che fa e non fa ogni weekend, non certo per partito preso o antipatia.

5- In questa Formula 1 l’importanza del mezzo per raggiungere ottimi risultati è fondamentale; quali sono i piloti secondo il suo punto di vista imbrigliati dalla non competitività del loro mezzo che potrebbero fare di più? Vede “ricette” per migliorare questa situazione e permettere a chi ha talento di farsi notare?
Kubica, Alonso, Hamilton… quest’anno abbiamo visto quanto una macchina non competitiva spinga campioni veri nelle retrovie. Ma abbiamo anche visto i limiti di chi una macchina competitiva ce l’ha. Basti pensare alle occasioni che stanno buttando via Button e Barrichello; Webber e per molti versi Vettel che però è giovanissimo e può permettersi di sbagliare. Ricette? Niente elettronica e macchine molto più simili tra loro. Ma la storia di questo sport è così…nel bene e nel male. E in definitiva un fuoriclasse trova quasi sempre il modo di venir fuori.

6- Lo spettacolo inteso come sorpassi, sfide “alla Villeneuve” e così via è sempre più carente, secondo Lei da cosa è dovuto e soprattutto quali possono essere i rimedi?
Piste pensate per fare sorpassi, livellamento tecnico delle macchine.

7- Lei pensa che l’idea di Montezemolo delle tre Ferrari sia attuabile? E soprattutto chi sarà chiamato a pilotarle?
Non si tratta di una semplice idea Ferrari. Forse ci sarà la necessità di mettere in pista tre macchine per team. Spero che la terza Ferrari vada a Valentino Rossi nel 2011.

8- Occupando un ruolo dirigenziale in SportMediaset la passione per i motori non le mancherà di certo; ma oltre a scriverne, come coltiva questa passione?
Io sono appassionato di rugby. La passione per i motori la coltivo lavorando e sfruttando le occasioni che mi offre il lavoro. Penso di essere un privilegiato. Molte persone desiderano svolgere un lavoro che amano ma non possono farlo. Aggiungo una cosa: studio e leggo la storia del motorismo. Il passato mi interessa sempre moltissimo.

9- Torniamo al suo lavoro. Con l’avvento di internet le notizie sono spesso reperibili in tempo reale, sono quindi più “veloci” di quelle inserite in un giornale; secondo Lei il futuro continuerà a correre sempre di più in rete facendo scomparire i giornali oppure la convivenza sarà sempre possibile?
Non so. Spero di no. Il modo di fare informazione via internet non mi piace. Senza alcuna etica. Tutti che sparano senza firmare o semza prendersi responsabilità. E poi scarsissima attenzione alla forma, alla grammatica , alla regole.

10- Ultima domanda. Cosa si sente di dire ad un giovane ragazzo di oggi che vuole intraprendere il mestiere di giornalista sportivo?
Che si prepari a pedalare in salita. Che segua comunque la sua pancia, il suo cuore. Che abbia una famiglia disposta a sostenerlo perché questa professione produce molti precari e molti disoccupati. Putroppo.

Grazie mille a Giorgio Terruzzi per la disponibilità.
Ricordo a tutti i lettori che i servizi di Giorgio Terruzzi li potete seguire quotidianamente all’interno del TG sportivo Studio Sport (Italia1) oppure sul sito sportmediaset.it.

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