ago
17

Motogp Repubblica Ceca: Lorenzo si conferma, Rossi cambia pagina

Nel giorno della settima vittoria di Jorge Lorenzo su dieci gare (e tre secondi posti!), Valentino Rossi annuncia il suo passaggio alla Ducati nella prossima stagione; ovviamente la notizia era già nell’aria da un paio di mesi, ma mancava l’ufficialità.
Ora che i diretti interessati hanno vidimato il cambio di casacca di Rossi, possiamo immaginarci come sarà l’anno prossimo venturo; ma senza dimenticarci di quello che sta succedendo in questo 2010.

A Brno Jorge Lorenzo ha dominato la gara, inseguito invano da Pedrosa, con uno Stoner spento ed uno Spies bello acceso davanti a Valentino Rossi inspiegabilmente lento su una delle sue piste preferite; Dovizioso è invece caduto nelle fasi iniziali di gara mentre lottava con i primi, proprio come Capirossi, con la differenza che Loris, da un bel pò, con i primi non ci sta più.

Il mondiale è da tempo in mano al Maiorchino della Yamaha, scomodissimo compagno di team di Valentino Rossi (chiamarla squadra appare un pò troppo ottimistico) e molto probabilmente il rivale più forte, più tosto, più efficace che Valentino abbia mai avuto.
Più veloce di Biaggi, più tosto di Gibernau, più costante di Stoner, Lorenzo quando sale sulla sua M1 sembra un automa programmato per vincere.
Quest’anno doveva essere l’anno della sfida definitiva e purtroppo l’infortunio capitato a Valentino ci ha tolto di mezzo la possibilità di gustarcela fino in fondo, ma nonostante questo, il dominio messo in campo da Lorenzo non lascia dubbi.

Quest’anno il più forte è lui.
D’altronde se su 250 punti disponibili Jorge ne ha conquistati “solo” 235 un motivo ci dovrà pur essere.
Il passaggio di Rossi in Ducati va quindi letto (soprattutto) come una naturale conseguenza di una logorante rivalità interna; il futuro a lungo termine è nelle mani di Lorenzo, ma Rossi è lontano dall’abdicare e siccome Yamaha, pur volendo entrambi in squadra, non poteva garantire  ad uno dei due lo status di prima guida, ha dovuto fare una scelta.

Rossi si è sentito quindi messo da parte, ha sentito venire a meno la riconoscenza che la casa di Iwata gli dovrebbe per averne risollevato le sorti nelle quali era caduta nel  2003 e ha  deciso di cedere alle avances  messe in campo dalla Ducati.
Moto Italiana e pilota Italiano, una coppia altamente competitiva in grado di fare grandi cose; l’operazione sta scaldando gli animi dei tifosi e vedere il 46 sulla rossa sarà un pò come rivivere i fasti di Giacomo Agostini e la sua Mv Agusta.

giu
07

MotoGP Italia: Cronaca – Pedrosa espugna il Mugello

Daniel Pedrosa (Honda) vince il GP d’Italia Motogp precedendo Jorge Lorenzo (Yamaha) e il compagno di team Andrea Dovizioso.
Una vittoria netta la sua, costruita su di un ritmo gara insostenibile per chiunque e su una guida pulitissima e straordinariamente redditizia sui saliscendi del Mugello.
Certo l’assenza per incidente di Valentino Rossi ha pesato sull’economia del gran premio, ma un Pedrosa cosi in palla sarebbe stato un cliente difficile anche per il dottore.

Fin dalle qualifiche infatti Pedrosa aveva messo in chiaro le cose, andandosi a prendere la pole position (soffiandola a Lorenzo) con un giro strepitoso; gli altri piloti, a partire da Stoner (terzo) pagavano distacchi abbastanza consistenti e si era capito da subito che la vittoria sarebbe stata un affare spagnolo.
Allo start Pedrosa scatta bene, cosi come Lorenzo; Stoner perde un pò di terreno, ma chi fa una gran partenza è Dovizioso che dalla settima piazza balza subito a ridosso dei primi due.
Dani però ha decimi di margine e fin da subito inizia a spingere, creando un gap ei confronti degli inseguitori Lorenzo e Dovizioso.
Stoner scivola più indietro, a vedersela con Melandri e De Puniet, dopo che il suo compagno di squadra Hayden cade nelle fasi iniziali.

La fuga di Pedrosa è inesorabile e i due inseguitori nulla possono a fronte di una superiorità cosi grande; Dovizioso però non riesce a stare incollato a Lorenzo e nonostante ce la metta tutta, il gap tra i due (seppur minimo) rimane fino alla fine.
E’ dietro di loro però che si scatena la bagarre; Melandri e De Puniet mettono alle corde Stoner, tentando di beffarlo a suon di staccate furiose, ma il ducatista, sebbene un pò in affanno, sa come difendersi e soprattutto come attaccare.
La lotta continua fino all’ultimo giro, quando Stoner, dopo aver passato De Puniet, attacca Melandri alla Casanova-Savelli, una esse in discesa molto difficile; Melandri risponde subito ma all’ingresso dell’ arrabbiata 1 (tratto pauroso) Casey lo infila di nuovo andando poi a cogliere la quarta posizione.
Bottino magro per lui, ma ci sono segnali di ripresa.

Davanti nulla cambia per tutta la gara; Pedrosa va a vincere in solitario davanti a Lorenzo e Dovizioso, quarto Stoner, poi Melandri, de Puniet, Spies ed un ottimo Aleix Espargarò.
I giochi mondiali non sembrano cosi chiusi come qualcuno vuole far credere; Lorenzo è in una posizione di forza, con 25 punti su Pedrosa, ma considerando che Stoner sta lentamente tornando lo Stoner che conosciamo e che Daniel non starà a guardare, per Jorge il compito non sarà poi cosi facile.
Detto questo i conti vanno fatti anche con i punti che Rossi perderà nelle prossime gare; se starà fuori 4-5 GP e Lorenzo non riuscirà a scappare, allora tutto potrà ancora succedere, ma se i GP di stop per Valentino saranno 6 con Lorenzo in spolvero, forse per Rossi la scelta giusta sarà quella di tornare a fine stagione per prepararsi al meglio per il 2011.
Prossimo GP il 20 giugno a Silverstone.

mar
06

WorldSBK Phillip Island: Haslam e Checa sorprendono

Il mondiale Superbike è ripartito da Phillip Island ed ha rispettato le attese; come sempre in pista non sono mancate lotte col coltello fra i denti mentre noi davanti alla TV ci siamo sbalorditi fino all’ultimo giro. Anzi, fino all’ultimo metro.

Leon Haslam (Suzuki) e Carlos Checa (Ducati) hanno trionfato nelle prime due manches del 2010 facendosi largo a suon di staccate tra una selva di pretendenti alla vittoria; Fabrizio e Haga (Ducati) e Guintoli (Suzuki) sono stati i più competitivi grazie a delle moto veramente a posto su questo circuito.
Honda e Aprilia, capitanate rispettivamente da Rea e Biaggi, hanno dovuto arrancare un pò, ma se fossero partiti meglio avrebbero sicuramente lottato per il podio in entrambe le manches.

Gara-1. Partenza a razzo per Haslam che tirandosi dietro Fabrizio e Haga, fa il vuoto relegando le Yamaha di Toseland (poi caduto) e Crutchlow, la Honda di Rea e l’Aprilia di Biaggi e le Ducati private di Smrz e Checa ad una strenua lotta per tentare di riprenderli. Invano.
Davanti il ritmo impresso dal giovane Inglese della Suzuki pare infernale e solo Fabrizio e Haga riescono a resistergli.
Dietro di loro la spuntano Rea e Biaggi che, seppur più veloce, deve arrendersi alle staccate furibonde del nuovo asso della Honda, terminando quinto.
Ma se Haga c’è ma non ruggisce (causa caduta e conseguente dolore nel warm up mattutino), negli ultimi due giri è Michel Fabrizio a tentare la zampata su Haslam.
Dopo aver preparato senza successo il sorpasso al primo tornantino, il romano rimane addosso all’inglese anche sul secondo rampino prima del curvone finale; in quel momento però Haslam arriva leggermente lungo e Fabrizio di slancio affronta l’ultima piega ad una velocità superiore passando sul traguardo appaiato all’inglese.
I cronometri (ed i cronometristi) vanno in tilt; in principio viene assegnata la vittoria a Fabrizio, ma dopo le dovute verifiche la vittoria viene data a Leon Haslam, che trionfa in gara-1 per soli 4 (!) millesimi di secondo. In soldoni, per 20 centimetri.
Terzo Haga, quarto Rea e quinto Biaggi, mentre Checa (settimo) è primo dei privati. Corser con la sua BMW chiude nono, mentre va peggio a Vermeulen (Kawasaki) che cade nelle fasi iniziali mentre era nel gruppone di testa.

Gara-2. Guintoli (Suzuki) parte meglio rispetto a gara-1 e si “accomoda” quasi subito in testa seguito dal compagno di team Haslam dalle Ducati ufficiali di Haga e Fabrizio e, a sorpresa, dalla Kawasaki di Chris Vermeulen, protagonista di una partenza da cineteca (dalla quarta fila!).
Rea e Biaggi non riescono a fare di meglio e nel corso del primo giro vanno per campi, rientrando in pista nelle ultimissime posizioni; saranno protagonisti di una rimonta furibonda.
Mentre le Suzuki e le Ducati ufficiali dettano il ritmo, Vermeulen spinge troppo e cade violentemente a 200 km/h nella parte finale del tracciato senza riportare, per fortuna, nessun danno grave. La moto invece è distrutta, cosi come le sua possibilità di far ben figurare la verdona, dopo risultati alquanto deludenti negli ultimi anni.
Le Yamaha sembrano un pò in difficoltà e mentre Corser con la sua BMW si inserisce nella lotta interna tra le due moto della casa di Iwata, sale in cattedra Carlos Checa.
Davanti Haslam e Guintoli sembrano due pistoleri del far west; ogni staccata è una sfida, all’esterno o all’interno non fa differenza e sebbene siano compagni di squadra non si tirano indietro.
Lo spettatore si lecca i baffi, ma tutto ciò fa il gioco degli inseguitori; infatti mentre Fabrizio e Haga rimangono appesi alle Suzuki, da dietro si fa largo Carlos Checa con la sua Ducati del team Althea.
Lo spagnolo grazie ad un ritmo infernale (e alle sportellate dei primi) piomba sui fuggitivi a pochi giri dalla fine; con calma riesce a sorpassarli tutti lasciandosi all’ultimo giro solo Haslam davanti a sè.
Ma Carlos è in stato di grazia e all’ultimo tornantino stacca all’interno e lo infila; l’inglese non può nulla, tenta di resistergli ma Checa nel curvone successivo è un missile terra-aria che ha come obiettivo quello di piombare sul traguardo in testa. E ci riesce.
Terzo giunge Fabrizio mentre il quarto posto va a Guintoli e il quinto ad Haga.
Dopo una spettacolare rimonta a suon di sorpassi, sesto giunge Johnatan Rea, settimo a sorpresa è Corser che nonostante la crisi di aderenza della sua BMW sublima la sua guida con derapate a ruote fumanti, mentre l’ottavo posto è per Max Biaggi.

Il round di Phillip Island ha offerto tanto spettacolo ma soprattutto ha chiarito i valori in campo, perlomeno in questa prima parte del campionato.
Le Ducati sono sempre in cima, il tempo passa ma il bicilindrico di Borgo Panigale ha evidentemente risorse inaspettate a fronte di un continuo sviluppo delle quattro cilindri; Fabrizio e Haga forse soffriranno in circuiti iper veloci, ma nel misto sono ancora imbattibili.
La Suzuki è una sorpresa, cosi forte non ce l’aspettavamo ed ora che Haslam sembra in stato di grazia, non è utopia parlare di titolo mondiale.
Honda e Aprilia invece hanno sofferto; probabilmente le caratteristiche della pista non si sposavano completamente alle loro esigenze, ma non parliamo di crisi; nel prossimo appuntamento a Portimao saranno davanti.
Yamaha ha fatto un sostanziale passo indietro a livello di risultati; la dipartita di Ben Spies ha lasciato la casa di Iwata senza un mago che sapesse mettere una pezza in ogni momento e mentre Toseland sembra un pò involuto rispetto al bicampione 2004 e 2006, il giovano Crutchlow pare essere ancora un pò troppo acerbo per lottare coi primi. Non gli manca il manico, ma un pò di costanza.
BMW senza Xaus si è dovuta affidare al vecchio coccodrillo Troy Corser e lui non ha deluso; il settimo posto in gara-2 è tutta farina del suo sacco e vederlo derapare dopo aver sorpassato le Yamaha è una goduria.
Infine la cenerentola del campionato, la Kawasaki; Vermeulen ci ha provato, ma è caduto in entrambe le manches.
Per stare con i primi è troppo presto, mancano un pò di decimi al giro e Chris ce li stava mettendo con il polso; ma rischiare cosi tanto non può garantire risultati certi e per ora ciò che può aspirare Kawasaki è una sortita nella top ten.
Prossimo round il 28 marzo a Portimao.

feb
16

WorldSBK: Portimao winter test, Rea detta legge


Sul circuito di Portimao (Portogallo) sono ripartiti i test pre-campionato del mondiale Superbike; presenti tutti i piloti pretendenti al trono lasciato vacante dall’americano Ben Spies, nel frattempo passato armi e bagagli in motogp per sfidare Valentino Rossi e soci.

I piloti rimasti nel campionato delle derivate dalla serie invece hanno iniziato a darsele di santa ragione, con i ragazzi terribili a svettare su tutti; Rea e Haslam infatti hanno dominato i tre giorni di test, sia sull’asciutto che sul bagnato dimostrandosi (semmai ci fossero ancora dubbi) velocissimi.
La conferma nel team Ten Kate proietta Rea, con un anno di esperienza in più, di diritto fra i pretendenti al titolo; unico suo neo durante il 2009 è stata l’esuberanza, se riuscirà a gestire meglio la tattica di gara senza strafare e tentare numeri impossibili (come passarne un paio alla rivazza) io dico che il mondiale lo può vincere.
Occhio però al suo compagno di team, il rientrante Max Neukirchner, sempre velocissimo in ogni condizione e approdato su una moto a detta di tutti gestibile e facile da guidare; il suo risultato poco entusiasmante in questi test non deve trarre in inganno, per lui la moto è nuova è lo vedremo sicuramente tra i primi alla partenza del mondiale.

Dicevamo di Haslam; il paffuto pilota Inglese ingaggiato dal team Suzuki AllStare sembra trovarsi a suo agio con la potenza entusiasmante della nuova Suzuki GSX-R K10 e i problemi di usura eccessiva del pneumatico posteriore (cruccio della K10 negli anni passati) sembrano ridimensionati.

Le due Ducati ufficiali del team Xerox non sono sembrate in grande spolvero, anche se Haga e Fabrizio hanno preso con le molle questi test; la sensazione è che arrivati al terzo anno di sviluppo della 1198, la bicilindrica di Borgo Panigale sia al limite delle sue prestazioni, mentre le quattro cilindri Jap e l’Aprilia possano contare su un margine maggiore da gestire.
Portimao nel 2008 e nel 2009 è stato terreno di caccia per la Ducati e vederla arrancare un pò durante i test lascia presagire le probabili difficoltà che andranno ad amplificarsi sui tracciati meno congeniali.
Detto questo però è da sottolineare il gran risultato di Shane Byrne con la sua 1098 del team Althea (dotata dell’elettronica ride-by-wire ufficiale) che qui è sempre andato forte; sicuramente sarà il miglior pilota non ufficiale della stagione e lo vedremo spesso nei dintorni del podio a dar fastidio agli ufficiali.

Max Biaggi e la sua Aprilia, dopo l’exploit nei test di novembre a Valencia, hanno subìto piccole noie derivate da vibrazioni in inserimento e percorrenza curva, come se il cambio di pista e di asfalto abbiano portato alla luce vecchi problemi di gioventù della RSV1000.
Max però ha sottolineato come non abbia cercato la prestazione pura durante i test e si sia invece concentrato sul passo gara con gomme dure; un atteggiamento meno portato ai titoli dei giornali e più all’affinamento della moto, sinonimo di maturità sua e della squadra.
Il suo compagno di team e debuttante Leon Camier sta migliorando passo dopo passo e anche se il suo obiettivo non è quello di vincere subito la sensazione è che lo vedremo spesso a giocarsi posizioni importanti; la SBK 2010 sarà uno spettacolo con tanti piloti veloci e competitivi ma credo che ci sarà un gruppetto a giocarsi il titolo ed uno subito dietro ad inserirsi.
Io Camier lo metto tra questi.

In Yamaha la situazione invece è molto meno definita; Toseland è tornato in SBK convinto di poter riconquistare il titolo vinto nel 2004 e nel 2006, ma all’interno del box si è trovato un rookie terrificante (ovviamente Inglese) che risponde al nome di Cal Crutchlow.
Non stiamo parlando di un nuovo Ben Spies, ma a detta di molti poco ci manca.
Durante i test di novembre e questi ultimi a Portimao è sempre stato davanti a Toseland, rifilandogli distacchi per nulla confortanti; le gerarchie all’interno del team Yamaha Motor Italia non sembrano quindi cosi scontate ed il lavoro per Massimo Meregalli non sarà facile.

Sul fronte BMW i problemi non sembrano ancora risolti; Davide Tardozzi, approdato dopo le dimissioni dalla Ducati, ha garantito che una struttura del genere, impegnata in forma ufficiale con risorse e know-how da Formula 1, arriverà presto a giocarsi il podio con entrambi i piloti.
Corser e Xaus però ancora non sembrano in grado di competere a questi livelli e la moto non riesce a scaricare a terra tutta la potenza come vorrebbe chi la guida.
Nonostante abbia debuttato nel 2009 proprio come l’Aprilia, BMW è però in netto ritardo rispetto alla casa di Noale e ciò rende merito ad una casa, l’Aprilia, che in fatto di competizioni non ha niente da imparare, motomondiale o superbike non fa differenza.

Chiudiamo infine con la Kawasaki. La verdona quest’anno si è affidata al rientrante Chris Vermeulen e allo scaricato (da parte di Yamaha) Tommy Sykes con l’obiettivo di inserirsi stabilmente nella top ten.
Non sarà facile, le altre case hanno moto che vanno fortissimo e anche se Vermeulen è un pilota di primo piano nel mondiale superbike, il suo apporto allo sviluppo non credo che si farà sentire prima di metà stagione.
Il fatto che la casa di Tokyo non si sia ritirata è solo un bene e ciò andrà a favore di un campionato che vedrà al via, per la sua seconda stagione consecutive ben sette case costruttrici impegnate in forma ufficiale. Un record.

gen
09

Motogp: Rookies 2010 ai raggi X

La Motogp d’inverno è senza sale; mancano le sfide, le gare, la possibilità di vedere qualche sorpasso.

E allora ecco che scattano i test, dove nuovi e vecchi piloti e nuove e vecchie moto iniziano a girare per giorni interi nella speranza di trovare feeling, setting, passo.

I soliti noti però (Rossi e Lorenzo) staccano copertine a destra e a manca, con dichiarazioni “bellicose” l’uno (Lorenzo) e dubbi amletici sul proprio futuro l’altro (Rossi); niente sport giocato quindi.

Gli unici che danno un input sotto il profilo delle prestazioni, delle aspettative e della curiosità sono i rookie, i debuttanti, che correranno nel 2010 la loro prima stagione in Motogp.

Andiamo a scoprirli.

Ben Spies – Campione del mondo SBK 2009 ha stracciato la concorrenza al suo primo anno tra le derivate di serie senza lasciare scampo ad Haga; si presenta in Motogp forte della sua professionalità, del suo talento e della sua umiltà, tre carte che, se giocate bene (e Ben le giocherà bene) lo porteranno presto nell’olimpo della Motogp.

Non c’è la certezza che riuscirà a giocarsela con Rossi Lorenzo e Stoner, ma siamo abbastanza sicuri che ci andrà molto vicino. Dispone della moto ufficiale ma sarà nel team satellite Tech3 e avrà come compagno Edwards, una garanzia. Sicuro protagonista.

Marco Simoncelli – Campione del mondo classe 250 nel 2008 non è riuscito a bissare il successo nel 2009 a causa di un infortunio patito ad inizio anno e di alcune cadute durante la stagione.

Si è però dimostrato senza dubbio il pilota più veloce della 250 e, se riuscirà ad imbrigliare la sua esuberanza, potrà ripetere ciò che Stoner, Lorenzo e Pedrosa hanno fatto prima di lui e cioè vincere dei GP nella classe regina. Ma diamogli tempo.

Sarà in sella alla Honda HRC gestita da Gresini; dopo un iniziale periodo di adattamento lo aspettiamo, insieme a Spies alle calcagna dei primi.

Hiroshi Aoyama – Campione del mondo 2009 classe 250, ha nella regolarità la sua arma migliore; ma attenzione, non è un tassista, anzi.

Sa combattere e in bagarre non teme nessuno; fortissimo in frenata, ha una guida molto pulita, in grado di preservare le gomme fino a fine gara.

Nel 2009 in 250 è riuscito a battere tutti grazie alla costanza, ma quando ha dovuto e voluto mettere la zampata (Malesia) non c’è stata storia; nei primi test poi in sella alla sua Honda clienti è andato più forte di Simoncelli.

Sono solo test, ma promette bene.

Alvaro Bautista – Delusione senza mezzi termini in 250. Doveva vincere il mondiale e non c’è riuscito; le ha prese da Lorenzo, poi da Simoncelli ed infine da Aoyama.

Cerca la rivincita in Motogp ma la strada scelta non sembra quella giusta; la Suzuki ufficiale che andrà a guidare è la peggior moto del lotto senza ombra di dubbio.

Loris Capirossi nonostante cuore e manico non ha portato a casa nessun risultato degno di nota negli ultimi due anni e le cose in Giappone non stanno andando per il verso che lui sperava; per Alvaro si prospettano altri anni bui.

Hector Barbera – Ottimo manico, sia in 125 che in 250 non è riuscito a portare a casa il bersaglio grosso, facendo penare non poco i propri team per la scarsa propensione alla gestione ottimale del campionato.

Altalenante come pochi e aggressivo come nessuno, Barbera si è spesso distinto per la sua velocità soprattutto in qualifica, raramente poi confermata in gara.

Spesso perde la testa e commette qualche sciocchezza; per questo i suoi colleghi non lo amano molto, a cominciare da Simoncelli.

La Ducati clienti sembra essere la moto che fa per lui, sia per il carattere aggressivo che per la propensione a gare straordinarie intervallate da altre inspiegabilmente al di sotto delle attese.

Sarà Barbera il nuovo Stoner? No.

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